A CURA DI SIMONE IULIANO E JESSICA MAUTA
Venerabile Matteo Talbot Terziario Francescano

Il suo destino sembrava segnato sin dalla fanciullezza,
nato e cresciuto in un ambiente fortemente dedito all’alcool, anche lui ne fu
preda; fino ai 28 anni, in effetti fu un ostinato alcolizzato.
Ma in un periodo in cui non esistevano Comunità di recupero o terapeutiche, egli
con la sola forza della fede ne uscì fuori, diventando da reietto della società,
un luminoso esempio di operaio cristiano, di laico innamorato di Dio, di
soccorritore dei più deboli.
Matteo Talbot nacque ad Aldborough, un sobborgo di Dublino in Irlanda il 2
maggio 1856, secondo dei dodici figli di Carlo Talbot magazziniere di dogana ed
Elisabetta Ragnal; dei fratelli tre non arrivarono all’adolescenza, per le
povere condizioni della famiglia, che non poterono contrastare la grande
mortalità infantile dell’epoca.
L’ambiente familiare purtroppo risentiva del diffuso vizio del bere,
caratteristico dell’Irlanda e della Gran Bretagna, Paesi produttori di ottimi e
forti liquori e birra.
Il padre in particolare e alcuni figli maschi erano grandi lavoratori ma
bevitori accaniti; la madre invece fervente cattolica, era capace di
sacrificarsi per la famiglia come una martire.
Matt, come era chiamato in famiglia, crebbe libero e vagabondo fino agli 11
anni, non esistendo allora l’obbligo scolastico, ricevé un’infarinatura di studi
per pochi mesi presso i Fratelli delle Scuole Cristiane, dove ebbe anche
un’istruzione religiosa e fu preparato a ricevere i Sacramenti.
A 12 anni, fu mandato a lavorare come garzone in un locale per
l’imbottigliamento della birra e ciò costituì la sua rovina, nemmeno adolescente
prese a bere ad imitazione di quelli della sua famiglia; a 16 anni era già un
alcolizzato cronico che non provava altro piacere che nel bere.
Cominciò pian piano a raffreddarsi nelle pratiche della vita cristiana e per
lunghi sedici anni, si trovò in preda a questa dolorosa situazione, sciupando il
suo denaro, facendosi dominare dai compagni, fino al punto da impegnare i suoi
vestiti per procurarsi il denaro per la birra.
La mamma e la sorella Mary, non lo abbandonarono e continuarono a trattarlo con
benevolenza, intensificando le loro preghiere e sacrifici per il recupero fisico
e spirituale di Matteo.
Il padre nel tentativo di sottrarlo al vizio, gli procurò un lavoro accanto a
lui, alle dogane del porto egli si occupava anche delle importazioni di liquori,
ed era consuetudine far sparire alcune bottiglie, dichiarandole infrante; così
Matteo cadde dalla padella nella brace, dalla birra passò agli alcolici forti.
Non era uno scansafatiche, anzi era apprezzato per il suo impegno; purtroppo
però tutti suoi sforzi erano diretti a procurarsi da bere; la sera per ricevere
un gallone di birra, custodiva i cavalli fuori le taverne; in chiesa andava
ancora, ma più per abitudine che per vera fede.
In quel periodo in Irlanda, vari religiosi, in particolare i frati cappuccini,
consci del degrado che l’alcool causava alla società, giravano per le località
predicando la temperanza, avendo anche dei successi; essi invogliavano i
disposti ad astenersi dal bere per tre mesi, facendo una solenne promessa nelle
mani d’un prete; chi riusciva a mantenere l’impegno in quel periodo più duro,
poteva rinnovarlo e diventando promotore anch’egli del recupero di altri
alcolizzati, parenti e amici.
Nel 1884 Matt e i suoi fratelli Joe e Philip, rimasero disoccupati per molte
settimane, e in tale indigenza un sabato sera si recarono fuori una taverna,
dove solitamente i loro compagni passavano la serata, spendendo la paga
settimanale bevendo allegramente; rimasero fuori in attesa di un invito a bere
dei compagni, ma nessuno li invitò, anzi usarono con Matteo parole piene di
ironia e pungenti, che costrinsero il giovane ad allontanarsi amareggiato e in
preda allo sconforto.
Fu una svolta, aveva ormai 28 anni, e improvvisamente sentì la necessità di
reagire a quella schiavitù che lo distruggeva nel fisico e nel morale; rientrato
a casa disse alla madre stupita che non fosse ubriaco come al solito: “Adesso
vado in chiesa a fare il voto di non bere più”.
Fu così che fece la promessa davanti a padre Keane, sacerdote del Collegio di
Santa Croce, di non bere alcolici per tre mesi; si confessò e la Domenica andò a
Messa ricevendo dopo tanti anni, la Comunione; il lunedì successivo si recò a
Messa alle 5 del mattino per poter essere al lavoro alle 6, e fu così per sempre
tutti i giorni; le prime settimane furono terribili, sia per l’orario, sia per
il desiderio dell’alcool, sia per l’attrattiva dei compagni che alla sera si
recavano nelle osterie e birrerie; per evitare questa tentazione e di essere
invitato; egli dopo il lavoro, si dirigeva in una chiesa e lì rimaneva a pregare
fino alla chiusura.
Le preghiere della madre e della sorella avevano ottenuto la grazia implorata,
trascorsi i tre mesi, rinnovò la promessa per un anno e poi per la vita,
mantenendola ad ogni costo.
In lui avvenne un totale cambiamento, non solo nel bere birra e alcool, ma
soprattutto nello spirito, ritornò a Dio con l’entusiasmo di chi ha ritrovato la
strada smarrita; guadagnò il suo salario con onestà e precisione, consegnava la
paga alla madre, rimasta vedova e vivente con lui ed una parte la distribuiva ai
poveri, trattenendo per sé lo stretto necessario.
Man mano imparò a leggere e scrivere, e quindi poté apprendere le ‘Vite’ dei
grandi santi, specie quelli del primo cristianesimo irlandese; con umiltà e il
sorriso sulle labbra, divenne in mezzo ai colleghi di lavoro, con il suo
esempio, un apostolo di vita cristiana, di pace e di concordia.
Dopo attenta riflessione e preghiera, rinunciò alla possibilità di sposarsi e
scelse di consacrarsi da laico al Signore; si iscrisse al Terz’Ordine di San
Francesco e si consacrò alla Madonna, secondo il metodo di S. Luigi de Montfort.
La domenica ascoltava due Messe e trascorreva buona parte della giornata in
chiesa, ogni giorno dopo la Messa mattutina, recitava il Rosario; portava sulle
carni catenelle di penitenza, specie sotto il ginocchio, così da avvertirle di
più durante la preghiera se inginocchiato; si sottoponeva a penitenze severe
come il dormire su un’asse di legno e digiunare.
Morta la madre, andò ad abitare in una stanza da solo, vicino alla sorella Mary,
voleva essere povero come Gesù e nella stanza c’era solo un letto di ferro, un
tavolo, una sedia, un Crocifisso.
Nel 1909 cambiò lavoro e passò alle dipendenze della T. & C. Martin,
commercianti in legnami da costruzione, anche qui divenne l’apostolo dei suoi
compagni di lavoro, dei quali condivise le gioie, le preoccupazioni, le
richieste sindacali, li accompagnava a sera alle loro case come un fratello
maggiore, li invitava ad una visita in chiesa per pregare insieme.
Aiutava i missionari e fece studiare a sue spese alcuni aspiranti al sacerdozio;
comprò le scarpe a vari operai che ne avevano bisogno, al sabato digiunava in
onore della Madonna.
Nel 1923 fu ricoverato due volte in ospedale per problemi circolatori, i
compagni fecero per lui una colletta; il 7 giugno 1925. domenica festa della SS.
Trinità, mentre si recava ad assistere alla celebrazione della seconda Messa, un
infarto lo fece accasciare nella strada privo di vita; portato all’ospedale si
poté solo constatarne la morte, addosso portava il cilicio e non aveva alcun
documento, soleva dire: “Dio mi riconoscerà comunque”; morì poverissimo, solo,
ignoto, la salma fu riconosciuta dopo tre giorni dalla sorella che lo cercava.
L’11 giugno 1925, festa del Corpus Domini, si svolsero i funerali a cui
parteciparono gli operai suoi colleghi. Già dopo qualche settimana, alla sua
tomba affluivano molti fedeli e visitatori; tutta l’Irlanda conobbe la sua
storia, grazie ad una biografia della quale si vendettero 120.000 copie; i
Sindacati lo considerarono uno dei fondatori del Movimento dei Lavoratori
Cristiani.
Nel 1931 si iniziò la causa di beatificazione e il 3 ottobre 1975, papa Paolo VI
lo dichiarò ‘venerabile’. Oggi i suoi resti riposano nella Chiesa di Nostra
Signora di Lourdes di Dublino.
Quando sarà proclamato Beato e Santo, la numerosa categoria degli alcolizzati e
drogati, avrà trovato un celeste patrono, a cui rivolgersi per risalire la china
e convertirsi.
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