a cura di Simone Iuliano e Jessica Mauta
Venerabile Concetta Bertoli Terziaria Francescana

Ecco un’altra di quelle figure umane che
della sofferenza patita nel proprio corpo, ne fecero motivo di elevazione
spirituale, docile rassegnazione, offerta come vittima per i sacerdoti, i
missionari, i peccatori.
Tante ne sono negli elenchi della Chiesa queste anime sofferenti, presenti in
ogni condizione sociale ed età. Laiche come Maria Marchetta di Grassano (Matera)
di 27 anni, la suora Santina di Gesù di Siracusa di 51 anni, la clarissa
cappuccina Maria Raffaella Coppola di Napoli di 39 anni; gli adolescenti Angela
Iacobellis e Aldo Blundo di Napoli, Silvio Dissegna di Moncalieri (TO), il frate
cappuccino Giacomo Filon da Balduina di 48 anni.
A questi nomi di una lunga lista aggiungiamo Concetta Bertoli, oggetto di questa
scheda; nacque il 14 aprile 1908 a Mereto di Tomba (Udine) visse i suoi primi
sedici anni di vita frequentando la scuola e dedicandosi ai lavori nei campi.
Verso il Natale del 1924 fu colpita da una grave malattia, l’artrite deformante
poliarticolare e quasi sei anni dopo a 22 anni, restò completamente
immobilizzata, con la bocca ermeticamente chiusa, che le permetteva a stento
solo un nutrimento tramite liquidi.
E con il corpo contorto come una S maiuscola, restò a letto immobile per i
successivi 26 anni. A ragione era considerata “la crocifissa di Mereto di
Tomba”; all’inizio del suo male, la propria gioventù, gridava il suo no a questo
calvario, poi aiutata dal parroco, si addentrò nel mistero della Croce e pian
piano accettò di vivere come Gesù sul Calvario.
Dal 7 agosto 1940 diventò Terziaria Francescana, lodando Dio e edificando tutti
con lo spirito di san Francesco. A 42 anni nel 1950 divenne completamente cieca
e con questo corpo così martoriato, trovava la forza di offrire “tutto per i
peccatori e per i missionari” e cercando di consolare chi l’assisteva diceva:
“Io sono missionaria del dolore”, “non ho abbastanza fiato per ringraziare il
Signore d’avermi messo in queste condizioni”, “il Signore affida a tutti un
posto, a me ha dato questo, io sono contenta”.
Volle festeggiare il 24 dicembre 1949 le nozze d’argento (25 anni) della sua
crocifissione, facendo celebrare la Messa nella sua cameretta. Nel luglio 1938
fu trasportata dall’UNITALSI in pellegrinaggio a Lourdes e spiegava di andarci
non per guarire, ma per avere la forza di sopportare.
Il 19 luglio dinanzi alla Grotta, chiese ed ottenne la grazia di potersi
comunicare, cose che le era impossibile per le mandibole e denti inchiodati.
L’11 settembre 1951 l’UNITALSI la condusse in pellegrinaggio a Loreto, nel
Santuario desiderò di vedere la Santa Casa e portata in barella, cieca, vide la
Santa Casa, che descrisse ai presenti “mattonino per mattonino”; ripartita da
Loreto il 13 settembre, ridiventò cieca ma felice per la grazia ricevuta.
Della propria cecità commentava: “Ho perduto la vista degli occhi, ma ho
l’occhio della fede”. A gennaio del 1956 preannunciò che entro quell’anno
sarebbe morta, infatti il 6 marzo ricevette l’ultima comunione e morì l’11 marzo
1956 nella sua casa di Mereto di Tomba; venne sepolta nel cimitero locale, da
dove il 5 agosto 1973 venne traslata e tumulata nella chiesa parrocchiale.
La causa per la sua beatificazione iniziò ad Udine il 13 gennaio 1969; la sua
cameretta è divenuta meta di devozione; nel 1985 si svolse ad Udine un processo
su una guarigione ritenuta miracolosa.