A CURA DI SIMONE iULIANO E DI JESSICA MAUTA
Servo di Dio Padre Giacomo Filon

Beniamino Filon nacque a Balduina (Padova) il 2 agosto
1900, sesto degli otto figli di Giacomo Filon e Giuseppina Marin, fu battezzato
con i nomi di Beniamino e Angelo. Il padre era fattore nella sconfinata azienda
agricola del barone Ugo Treves de’ Bonfili, residente a Padova e qui il piccolo
Beniamino crebbe libero e felice a ridosso dell’Adige, delizia e conforto dei
genitori, dei numerosi fratelli e della comunità, avendo l’occasione di
conoscere i padri cappuccini, che arrivavano nella sua bella famiglia per la
questua annuale.
Nel 1910 ricevé la Cresima a Piacenza d’Adige (Padova) e la Prima Comunione nel
1911 a Balduina; dopo le prime tre classi nella scuola del paese natale,
Beniamino Filon, continuò le altre classi a Lendinara nel Polesine, dove ritrovò
i padri Cappuccini che prese a frequentare nel loro convento e chiesa, poco
distanti dal centro cittadino.
Nel 1918 compì il servizio militare a Milano, restando impegnato per la Patria
per circa quattro anni, al suo congedo riprese la strada della vocazione
religiosa fra i francescani, che già a 17 anni aveva scelto, entrando nel
seminario dei Cappuccini di Rovigo, studi interrotti per il servizio militare;
quindi il 28 settembre 1922 a Bassano del Grappa, vestì l’abito francescano,
iniziando il Noviziato con il nome di fra Giacomo da Balduina.
Ripresi con nuovo vigore gli studi liceali a Thiene (Vicenza) il 3 luglio 1924
fu trasferito a Venezia - SS. Redentore, nel grande convento della Giudecca e
prese a studiare teologia con soddisfazione degli insegnanti.
Ma sulla sua giovane vita, aveva 25 anni, si addensarono le nubi di una grave
malattia, l’encefalite epidemica o letargica, contratta probabilmente durante il
servizio militare. Il male che colpisce di solito i giovani, si manifestò con un
processo infiammatorio dell’intero cervello, specie del “sistema frontale” che
interessa l’attività motoria, verbale ed ideativa e a fra Giacomo, pur rimanendo
integre le facoltà di comprensione, di pensiero e di giudizio, cioè quelle di
intendere e volere, il suo corpo cadde in un’astenia generale, incapace di
muoversi ed esprimersi come tutti i suoi coetanei, camminava a piccoli passi,
parlava farfugliando, peggiorando nei giorni di maltempo.
Pur dovendo reprimere la ribellione giovanile che provava, accettò la volontà di
Dio e con la forza della volontà, raggiunse prima la professione religiosa nei
Cappuccini l’8 dicembre 1926 e poi la meta dell’ordinazione sacerdotale,
avvenuta il 21 luglio 1929 a Venezia; celebrando la Prima Messa quindici giorni
dopo nel suo paese natale Balduina, accolto da tutti gli abitanti e dallo stesso
barone Ugo Treves de’ Bonfili, che prestò l’automobile.
Sempre in preda alla malattia, che non lo lasciò più, dimorò per quindici mesi a
Capodistria in Slovenia, per prepararsi al ministero della confessione, poi nel
1931 fu destinato ad Udine dove restò per 16 anni fino alla morte. Rinchiuso nel
suo confessionale visse come “confessore santo”, attendendo i numerosi fedeli e
sacerdoti, che ogni giorno accorrevano da lui, non solo da Udine ma anche dai
paesi vicini.
Un indiscusso specialista dell’encefalite letargica, visitò fra Giacomo da
Balduina il 29 settembre 1932 e il suo fu un referto mortale: “La diagnosi è
infausta, perché la malattia peggiorerà progressivamente e fatalmente, mettendo
il paziente fuori combattimento fra qualche anno”. Prescrisse l’unica medicina
che poteva portargli qualche sollievo, la scopolamina e grazie a questo
medicinale, contrariamente alla previsione dell’illustre clinico, padre Giacomo
Filon visse per molti anni ancora, dedito completamente al ministero delle
Confessioni, dopo la celebrazione della S. Messa mattutina all’altare della
Vergine di Lourdes; sempre nel confessionale del coretto, dove non giungeva mai
un raggio di sole, nemmeno in estate e in pieno freddo invernale, che ad Udine
non scherza.
Sempre sereno, semplice, nonostante la grave malattia, sorridente con tutti,
molto buono; a detta di chi lo conobbe, adempiva il suo ministero con zelo
mirabile, senza risparmiarsi le poche energie. Negli ultimi anni a causa
dell’aggravarsi della malattia, aveva bisogno ormai delle grucce, gli fu
concesso di accogliere i penitenti nella sua cella, più calda e situata al piano
di sopra.
Confidò ad un seminarista, anch’egli con le stampelle: “Io invece, non posso
attendermi nulla di meglio. Mi sono offerto vittima a Dio per la santificazione
dei sacerdoti. Dio ha accettato l’offerta e ha disposto che l’encefalite
letargica fosse lo strumento più adatto al raggiungimento del mio ideale”.
Molto devoto della Madonna si recò in pellegrinaggio nel 1941 e 1946 a Loreto e
nel 1948 a Lourdes, quest’ultima meta fu raggiunta dopo 35 ore di treno in una
carrozza di allora con panche di legno, in preda alla febbre.
Arrivò a Lourdes nei Pirenei, verso le 16 del 21 luglio 1948; venne subito
trasportato all’”Asyle”, uno dei primi luoghi di accoglienza sanitaria, sorti
intorno al complesso della Grotta della Vergine; il medico di guardia
diagnosticò uno stress da viaggio, ma con il passare delle ore il respiro di
padre Giacomo diventò ansimante e affannoso, perdendo conoscenza.
Aprendo gli occhi più tardi, con voce flebile prese ad intonare il ‘Magnificat’,
verso le 23 la situazione divenne grave, il cappellano dell’Unitalsi di Trieste,
accorso gli somministrò l’Unzione degli infermi e dopo un po’ padre Giacomo rese
la sua anima a Dio, nella città di Maria.
Venne sepolto nel cimitero parrocchiale del ‘Langelle’ di Lourdes, non lontano
dalla Grotta benedetta. Dopo una riesumazione avvenuta il 9 giugno 1997, la
salma è stata riposta nello stesso cimitero francese, dove è oggetto di
venerazione di fedeli e pellegrini, specie veneti.
La causa per la sua beatificazione è iniziata il 25 febbraio 1984.