a cura di Simone Iuliano e di Jessica Mauta
Sant’Alessandro di Bergamo

Secondo gli Atti del martirio, Alessandro era comandante di centuria della Legione Tebea (legione romana composta da soldati egiziani della Tebaide) comandata da San Maurizio.
La Legione, operante in Oriente, nel 301 venne spostata in Occidente per controbattere gli attacchi dei Quadi e dei Marcomanni. Durante l’attraversamento del Vallese alla Legione fu ordinato di ricercare i cristiani contro i quali si era scatenata una violenta persecuzione.
I legionari, cristiani anch’essi, si rifiutarono e per quest’insubordinazione furono sterminati.
I pochi superstiti, tra cui Alessandro, Cassio, Severino, Secondo e Licinio si rifugiarono in Italia.
A Milano, Alessandro fu incarcerato.
In prigione, ricevette la visita di San Fedele e del vescovo San Materno.
Grazie all’aiuto di San Fedele, Alessandro riuscì a rifugiarsi a Como, ma fu catturato di nuovo e condannato alla decapitazione, che, però, miracolosamente non riuscì, perché al boia s’irrigidirono le braccia.
Fu allora riportato in prigione.
Riuscì di nuovo a fuggire e raggiunse Bergamo, dove, noncurante del pericolo, iniziò a predicare, convertendo molti bergamaschi. Fu perciò scoperto, catturato, e infine decapitato pubblicamente il 26 agosto 303.