a cura di Simone Iuliano e di Jessica Mauta
San Giovanni da Capestrano Sacerdote

Era nato a Capestrano, vicino all'Aquila,
nel 1386, da un barone tedesco, ma da madre abruzzese, e il biondo incrocio tra
il cavaliere tedesco e la fanciulla abruzzese veniva chiamato " Giantudesco ". "
I miei capelli, i quali sembravano fili d'oro - ricorderà da vecchio -io li
portavo lunghi, secondo la moda dei mio paese, sicché mi facevano una bella
danza ". Studente a Perugia, si laureò e divenne ottimo giurista, tanto che
Ladislao di Durazzo lo fece governatore di quella città. Ma da Perugia si
vedeva, sul fianco del Subasio, la rosea nuvola di Assisi, e Giantudesco, caduto
prigioniero dei Malaspina, meditò in carcere sulla vanità del mondo, come aveva
già fatto il giovane San Francesco.
Non volle perciò tornare alla vita mondana e uscito di carcere si fece legare
dalla corda francescana, entrando nell'Ordine, dove San Bernardino propugnava,
nel nome di Gesù, la riforma della cosiddetta " osservanza ".
Giantudesco entrò in intimità col Santo riformatore. Lo difese apertamente e
valorosamente quando, a causa della devozione del Nome di Gesù, il Santo senese
venne accusato d'eresia. Anch'egli così prese come emblema il monogramma
bernardiniano di Cristo Re e lo portò nelle sue dure battaglie contro gli
eretici e contro gl'infedeli. Il Papa lo nominò Inquisitore dei Fraticelli; lo
inviò suo legato in Austria, in Baviera, in Polonia, dove si allargava sempre di
più la piaga degli Ussiti. In Terra Santa promosse l'unione degli Armeni con
Roma.
Ovunque c'era da incitare, da guidare e da combattere, Giantudesco alzava la sua
bandiera fregiata dal raggiante stemma di Gesù o addirittura una pesante croce
di legno, che ancora si conserva all'Aquila, e si gettava nella mischia, con
teutonica fermezza e con italico ardore.
Aveva settant'anni, nel 1456, quando si trovò alla battaglia di Belgrado
investita dai Turchi. Entrò nelle schiere dei combattenti, dove era più incerta
la sorte delle armi, incitando i cristiani ad avere fede nel nome di Gesù. " Sia
avanzando che retrocedendo - gridava, ~ sia colpendo che colpiti, invocate il
Nome di Gesù. In Lui solo è salute! ".
Per undici giorni e undici notti non abbandonò mai il campo. Ma questa doveva
essere la sua ultima fatica di combattente. Tre mesi dopo, il 23 ottobre,
Giantudesco moriva a Villaco, nella Schiavonia, consegnando ai suoi fedeli la
Croce, emblema di Cristo Re, che egli aveva servito, fino allo stremo delle sue
forze.
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