a cura di Simone Iuliano

                                                           Edvige Carboni

<< Ti chiami Edvige Carboni, devi essere l' effige della mia passione>>, così il Signore  consolava Edvige Carboni in una visone del 1950.

Nata in Sardegna a Pozzomaggiore (Sassari) nel 1880 e morta a Roma nel 1952. la Carboni trascorse l' ultima parte della sua vita nel Lazio, ad Albano e a Roma.

Visse da laica e morì da laica, assistita dalla sorella Paolina per lunghi anni.

Tra le traversie delle due guerre mondiali, dalla Sardegna a Roma, la sua vita <<fu tutta modestia e silenzio, tutta ordinaria e tutta quotidiana>>.

Ebbe le stimmate, documentate dopo la morte e la confortò il continuo dialogo ( visioni, locuzioni interiori) con il Signore, la Madonna, i Santi.

I suoi diari testimoniano questa incredibile ricchezza interiore e familiarità con l' aldilà.

Visse nella più estreme povertà, donando sempre quanto aveva (togliendosi spesso il necessario) ai poveri, agli sfarttati dalla guerra.

Pio XI avrebbe potuto dire del suo" quotidiano " << Quanto di non comune e di non quotidiano è in lei comune e quotidiano.

Il quotidiano che torna sempre lo stesso, con le stesse difficoltà, le stesse tentazioni, le stesse debolezze... quanto è difficile difendersi da questo terribile schiacciante monotono, asfissiante quotidiano>>.

Ricca di rapporti familiari ( con la sua amatissima Sardegna), di impegni sociali (l' anno Santo del 50), Edvige Carboni è una delle personalità laiche più rappresentative della santità dell' Italia del XX secolo.

Dal 1968 è in corso la sua beatificazione.

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