DI CARLA DI ROMA  CROCIATA  N.1180             CURATO DA SIMONE IULIANO

 

                                                                                                            11 novembre 2007

in Argentina a Chimpay viene proclamato

Beato Zeffirino Namuncurà

    

Nascita e scuola a Buenos Aires

Zeffirino Namuncurà nasce il 26 agosto 1886 a Chimpay, sulle rive del Rio Negro. Suo padre Manuel, ultimo grande cacico delle tribù indios araucane, aveva dovuto arrendersi tre anni prima alle truppe della Repubblica argentina. Dopo undici anni di libera vita agreste, Manuel Namuncurà invia Zeffirino a studiare a Buenos Aires, perché un domani possa difendere la sua razza. Il clima di famiglia che si respirava nel collegio salesiano lo fece innamorare di don Bosco.

Crescita spirituale

Crebbe in lui la dimensione spirituale e iniziò a desiderare di diventare salesiano sacerdote per evangelizzare la sua gente. Scelse Domenico Savio come modello, e durante cinque anni, attraverso lo sforzo straordinario per inserirsi in una cultura totalmente nuova, divenne egli stesso un altro Domenico Savio. Esemplare l'impegno nella pietà, nella carità, nei doveri quotidiani, nell'esercizio ascetico.

Aspirante salesiano

Questo ragazzo, che trovava difficile "mettersi in fila" o "obbedire alla campana", diventò pian piano un vero modello. Come voleva don Bosco, era esatto nell’adempimento dei suoi doveri di studio e di preghiera. Era l'arbitro nelle ricreazioni: la sua parola veniva accolta dai compagni in contesa. Impressionava la lentezza con cui faceva il segno della croce, come se meditasse ogni parola; col suo esempio correggeva i compagni insegnando loro a farlo adagio e con devozione. Nel l903 (ha sedici anni e mezzo, e suo padre è stato battezzato a ottant’anni), Mons. Cagliero lo accetta nel gruppo degli aspiranti a Viedma, capoluogo del Vicariato apostolico, per iniziare il latino.

Italia

A causa della sua scarsa salute, il vescovo salesiano decide di condurlo in Italia per fargli proseguire gli studi in modo più serio e in un clima che sembra più adatto. In Italia incontra don Rua e il Papa Pio X, che lo benedice con commozione. Frequenta la scuola a Torino e in seguito nel collegio salesiano di Villa Sora, a Frascati. Studia con tanto impegno da essere il secondo della classe.

La morte

Ma un male non diagnosticato a tempo, forse perché non si lamentava mai, lo minava: la tubercolosi. Il 28 marzo 1905 è trasportato all'ospedale Fatebenefratelli dell'Isola Tiberina a Roma. Troppo tardi. Vi muore serenamente l'11 maggio. Dal 1924 i suoi resti mortali riposano nella sua patria, a Fortín Mercedes, dove folle di pellegrini accorrono a venerarlo.

 

 

In prossimità della beatificazione di Zeffirino Namuncurà, il Rettor Maggiore dei Salesiani, Don Pascual Chávez, ha inviato un messaggio a tutti i membri della Famiglia Salesiana.


Il Rettor Maggiore presenta la figura del giovane mapuche tracciandone brevemente il profilo biografico e spirituale.

“La santità di Zefferino è espressione e frutto della spiritualità giovanile salesiana, quella spiritualità fatta di allegria, amicizia con Gesù e Maria, adempimento dei propri doveri, donazione agli altri.

Zefferino rappresenta la prova convincente della fedeltà con cui i primi missionari mandati da Don Bosco sono riusciti a ripetere ciò che egli aveva fatto all’Oratorio di Valdocco: formare giovani santi.

Questo continua ad essere il nostro impegno oggi, in un mondo bisognoso di giovani spinti da un chiaro senso della vita, audaci nelle loro opzioni e fermamente incentrati in Dio mentre servono gli altri”.

Per Don Chávez “La beatificazione di Zeffirino è un invito a credere nei giovani, anche in quelli appena evangelizzati, a scoprire la fecondità del Vangelo che non distrugge nulla di ciò che è veramente umano, e il contributo metodologico dell’educazione in questo stupendo lavoro di configurazione della persona umana che arriva a riprodurre in sé l’immagine di Cristo”.

La frase che il giovane mapuche soleva dire - “Voglio studiare per essere utile al mio popolo” - dimostra come la fede religiosa non sia una forma di adeguamento o una mancanza di impegno, ma una “energia che rende possibile la trasformazione della storia”.

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