DI CARLA (CROCIATA DELL' IMMACOLATA num.1180) DI ROMA              

Santa Gianna Beretta Molla

Una vita… per la vita:

Santa Gianna Beretta Molla

 

Gianna Beretta nasce il 4 ottobre 1922 (BUON COMPLEANNO), decima di tredici bambini figli di Maria e di Alberto Beretta (cinque dei quali morirono in età giovane). Gianna è stata benedetta dall'avere una madre che accompagnava lei e i suoi fratelli e sorelle giornalmente alla Messa e alla comunione. Ritornava poi in chiesa per i vespri nel pomeriggio e partecipava alla sera al rosario con la sua famiglia in casa. Nella sua gioventù Gianna è stata membro dell'Azione Cattolica, i cui fondamenti sono: “preghiera, azione e sacrificio”. Nel 1938 all'età di 15 anni Gianna partecipa ad un ritiro organizzato sulla base degli esercizi spirituali di sant'Ignazio. Durante questo ritiro Gianna ha scritto le note intitolate “Ricordi e preghiere di Gianna Beretta. 16, 17, 18 marzo 1938” in cui scrive una preghiera a Nostro Signore per conoscere la sua santa volontà e la grazia di una fede illuminata. Durante i suoi anni all'università a Milano ed a Pavia, Gianna assiste alla Messa quotidianamente, studia e prega il rosario la sera. Dopo i momenti di studio trascorre momenti di meditazione in chiesa. Nel 1954 durante un viaggio a Lourdes accompagnando un gruppo di pazienti ammalati, Gianna chiede la guida di Nostra Signora del Buon Consiglio sulla sua futura vocazione. Al ritorno del viaggio conosce Pietro Molla, perché si era occupata della sua sorella ritardata Teresina; Gianna comprende che la sua vocazione è quella di madre e sposa: infatti il loro matrimonio fu allietato dalla nascita di tre bambini e nell'agosto 1961 si annunciava una quarta gravidanza. Nel mese di settembre 1961 Gianna subisce un intervento chirurgico per rimuovere un grosso tumore uterino che stava causandole dolore e stava premendo sul bambino nel suo grembo. Ha dichiarato: “Sì, ho pregato così tanto in questi giorni. Con fede e speranza mi sono affidata al Signore... Mi fido di Dio, sì; ma ora dipende da me per svolgere il mio dovere di madre. Rinnovo al Signore l'offerta della mia vita. Sono pronta a tutto per salvare il mio bambino”. Il Venerdì Santo, 20 aprile 1962, Gianna è ricoverata all'ospedale di Monza per il parto. Soltanto alcuni giorni prima del parto ha detto a Pietro: “Se devi decidere fra me ed il bambino, non avere esitazioni: scegli - e te lo chiedo - il bambino”. Nell'ultima settimana della sua gravidanza ripeteva: “Quello che Dio desidera”. La bambina, quarta figlia di Gianna e Pietro, nasce il 21 aprile con taglio cesareo, una settimana dopo Gianna muore a causa di una peritonite settica.

“Ci sono prove sicure per affermare che questa donna ha praticato in modo eroico le virtù teologali della Fede, della Speranza e della Carità verso Dio e verso il Prossimo?”. È l'interrogativo che ha accompagnato l'inchiesta diocesana per la causa di beatificazione di Gianna Beretta Molla. La risposta è stata unanimemente affermativa. La canonizzazione di Gianna Beretta Molla è forse la prima nel suo genere: diverse madri sono già state beatificate per le virtù eroiche espresse nella loro vita, ma la sottolineatura veniva data dall'esercizio delle virtù nella vedovanza, nello stile di vita religioso scelto dopo essere state spose o madri. Nel caso della Beata Gianna si esalta invece la vita virtuosa trascorsa nella condizione di sposa e madre. Anche il gesto eroico di rinunciare alla propria vita in favore di quella della bimba, in occasione del parto, acquista un grande significato e risalto sullo sfondo di tutta un'esistenza vissuta virtuosamente accanto allo sposo, con i figli, e nella società amata e servita con competenza e dedizione. Il gesto eroico con cui Gianna ha coronato la sua missione di donna, di sposa e di madre - da Paolo VI definito “meditata immolazione” -, ha rivelato una santità eccezionale vissuta in modo spontaneo e profondo in tutta la sua vita. L'esercizio della carità è senz'altro il vertice della santità. “La carità è una virtù teologale, cioè che ha Dio per oggetto come la fede e la speranza. Con la fede ci orientiamo verso Dio, con la speranza lo invochiamo, con la carità lo possediamo, cioè ci uniamo a lui. La carità rimarrà e sarà l'unico fiore che abbellirà l'anima” (Conferenza alle aspiranti di AC). Per Gianna, la carità fu realmente una virtù, cioè uno stile di vita, un modo di essere e di agire, testimoniato da ogni gesto e parola. Non fu altruismo, ma “prolungamento”, “incarnazione”, “manifestazione” nel tempo e nello spazio della carità reale ed invisibile di Dio Amore. Nata dalla grazia, nutrita dalla Parola e dall'adesione incondizionata al Vangelo, la carità di Gianna è lì tutta da vedere: nell'ordinarietà di quei gesti quotidiani che hanno preparato la straordinarietà di quell'ultimo gesto, frutto maturo di un'esistenza generosa: “Se dovete decidere tra me e il bimbo, nessuna esitazione; scegliete - e lo esigo - il bimbo. Salvate lui!”.

 

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